L’arricchimento vitaminico degli alimenti funziona? O è la solita bufala imposta dalle multinazionali?

cibi addizionati, vitamine, nutrizione, alimentazione, dieta, naturopatiaUna categoria di cibi che ormai si sta diffondendo è quella dei cibi addizionati di vitamine, minerali, o altri tipi di sostanze, come ad esempio gli omega3, o altro ancora. Le persone però spesso confondono il valore nutritivo dei cibi industriali con quello degli alimenti freschi, credendo che basti un’aggiunta di vitamine (peraltro sintetiche) per sopperire ad una dieta carente.

I cibi freschi, soprattutto se arrivano presto sulla nostra tavola, contengono intatte le loro componenti vitaminiche. E sono comunque sempre da preferire ai cibi addizionati.

L’arricchimento dei cibi è solo una manovra commerciale, anche perché pochi degli elementi nutritivi persi nell’elaborazione su vasta scala vengono restituiti al prodotto finito.

Come e perché nascono i cibi addizionati?

Nel 1943, negli Stati Uniti, patria degli alimenti preconfezionati e addizionati, la FDA (Federal Food and Drug Administration) riconobbe che alcune tecniche di manipolazione dei cibi distruggevano importanti elementi nutritivi. Per questo motivo furono stabiliti dei regolamenti che richiedevano alle grandi aziende alimentari di integrare i loro prodotti, pur riconoscendo che tale integrazione artificiale non poteva certo competere, a livello nutritivo, con la qualità dei cibi freschi. Certo è che una nutrizione adeguata sarebbe meglio assicurata attraverso la scelta di cibi quanto più è possibile naturali e poco manipolati industrialmente. Ossia proprio il contrario.

Il caso del latte addizionato di omega3
Che senso ha bere latte addizionato di omega3, quando si potrebbe mangiare pesce? Ed anche se il pesce non piace, ci sono ottimi integratori naturali, molto più salutari del latte addizionato. Esso infatti risulta così perché nutrono le mucche da latte con farine di pesce! Purtroppo la maggior parte della popolazione non è sufficientemente istruita in fatto di igiene alimentare e si bada bene a tenerla all’oscuro. Ciò che conta è il consumo e la fruizione veloce dei cibi, in un’era in cui bisogna far presto e non c’è più tempo da dedicare alla preparazione dei cibi freschi.

Il caso del pane integrato
Un classico esempio di quanto detto finora è il caso del pane “integrato”. Secondo un articolo apparso su “Nutrition Reviews” nel 1967, nella elaborazione del pane avvengono riduzioni drastiche di vitamine del gruppo B (biotina, inositolo, acido paraminobenzoico, acido pantotenico) come pure una riduzione dell’acido folico. Accanto alla vitamina B distrutta, la Vitamina E viene totalmente distrutta, in quanto concentrata nel germe di grano che viene scartato durante la macinazione. Per quanto riguarda invece i minerali, il ferro viene in parte recuperato, mentre il processo di macinazione elimina il 40% di cromo, l’86% del manganese, L’89% del cobalto, il 68% del rame, il 78% dello zinco, e il 48% del molibdeno, tutti minerali di traccia essenziali per la conservazione della buona salute. Questo lo afferma il dott. Henry A. Schroeder, della Scuola d Medicina di Dartmouth (New York Times, 27 agosto 1970). Egli inoltre si è espresso con ancor minore ottimismo riguardo alle vitamine essenziali nelle mani dei manipolatori industriali; nel suo libro “ The Poisons Around Us” (1974), afferma:

Noi possiamo costringere i raffinatori e gli elaboratori di cibi a rimettere al loro posto quanto hanno sottratto. E lo faranno, perché vogliono vendere. Ma ciò non potrà mai funzionare per le vitamine instabili: l’acido pantotenico, le palacine, le folacine, (gruppo B), la vitamina C, la vitamina E, e la B6.

La vitamina E è una delle vitamine più vulnerabili nel processo produttivo dei cibi industriali. Circa il 90% va perduto durante le fasi di trattamento dei grani per i cereali soffiati usati nella prima colazione. Il grano soffiato perde circa il 22% di vitamina E, mentre il “fior di farina” ne perde circa il 92% . La manifattura della farina d’avena comporta una perdita minore o nulla, ma quando viene elaborata su larga scala la sua perdita arriva fino al 95% ! I prodotti ricavati dal riso sono gravemente depauperati, fino al 70%, mentre anche il granturco perde vitamina E durante i trattamenti da un 35% fino ad un 98%, a seconda del prodotto finale. Il problema è serio, se consideriamo l’importanza di un buon apporto di questa vitamina nella dieta, a cui sono state riconosciute, già dal ’44 , le ormai note proprietà antiossidanti. ( cfr. Arthur F: Wagner e Karl Folers, “Vitamins and Coenzymes” – Interscience Publishers, New York, 1964). Le proprietà antiossidanti della vitamina E impediscono l’ossidazione distruttiva sia delle vitamine liposolubili, come la vitamina A, sia degli acidi grassi insaturi. Nel caso proprio dei grassi insaturi la funzione antiossidante di questa vitamina inibisce la formazione dei pericolosi perossidi che sono ritenuti la causa dell’invecchiamento cellulare degli organismi viventi, quindi dello stesso processo di invecchiamento. Ciò è quanto afferma il dott. A. L. Tappel dell’ Università della California. E aggiunge :

Poiché la biochimica della carenza vitaminica E e l’invecchiamento vanno di pari passo, appare evidente che bisogna continuare le ricerche, per esplorare più compiutamente come raggiungere un apporto ottimale di vitamina E.

Quindi, non è solamente la perdita o la diminuzione di importanti sostanze nutritive vitali a rendere vana la pretesa di restituire ai cibi le loro proprietà naturali tramite il processo di arricchimento: l’errore più madornale consiste nel voler avere la pretesa di ricreare tutti quei sottili equilibri, le delicate e inesplicabili interdipendenze che esistono in natura, le nascoste sostanze di traccia, i fitofattori ancora sconosciuti, che si sono evoluti, nel nostro ambiente alimentare, nel corso di migliaia di anni.

Esiste infatti un sensibile quanto mai precario equilibrio tra le molte vitamine che si trovano in natura. Le vitamine del gruppo B ce ne offrono un esempio. Non esiste infatti una sola di queste vitamine che si trovi isolata allo stato naturale. Le ingeriamo tutte insieme anche quando mangiamo cereali integrali, germe di grano, fegato, o lievito di birra. Inoltre esse lavorano in sinergia, ancora alquanto misconosciuta, ma ciò che oggi sappiamo è che questa sinergia è per noi sinonimo di salute, e che rompere questi equilibri, alimentandoci con cibi troppo industrializzati, addizionati, depauperati delle loro proprietà naturali e non ideali per il nostro organismo, rompe un ciclo di adattamento che l’uomo ha creato durante la sua evoluzione.

Conclusioni sui cibi addizionati

Quindi,  è sbagliato arricchire i cibi? La risposta è no, nella misura in cui questi possano restituire almeno qualcosa, che è meglio del vuoto assoluto.

Errata è la convinzione, incoraggiata dai produttori, che i cibi arricchiti e manipolati possano competere come nutrienti con i loro corrispettivi naturali. Per quanto si possa tentare di imitare la natura, il prodotto finale non sarà che una pallida imitazione. Più il consumatore è al corrente, più ha possibilità di scelta. La scelta sta ad ognuno di noi: mangiare cibi freschi, che contengono una perfetta combinazione di sostanze nutritive, o affidarsi ad alimenti fatti “a macchina”, stabiliti dal produttore, che contengono solo una approssimazione del contenuto nutritivo degli originali, di cui ancora si ignorano gli effetti a lunga distanza.

Bibliografia

Henry A. Schroeder – “The Poisons Around Us“, 1994
Arthur F: Wagner e Karl Folers – “Vitamins and Coenzymes”, 1964
Nutrients in wheat flour and bread – “Nutrition Reviews”, 1967,
A. L. Tappel – cfr. Geriatrics, Ottobre 1968

Cibi addizionati di vitamine: fatti e… misfatti
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