Ecco perché le case farmaceutiche boicottano le terapie alternative e continuano a vendere farmaci killer

Business delle case farmaceutiche

Oggi la Biomedicina è ancora legata ai vecchi schemi positivisti dove prevale il concetto della cura quando ormai sei già malato e non il mantenimento dello stato di salute tramite un profondo lavoro di prevenzione. Allo stesso tempo, si sta facendo avanti la consapevolezza che la Fisica contemporanea abbia prodotto un importante passo avanti nella concezione che l’uomo ha dell’universo e di se stesso. Da tempo sono convinta che il settore più evoluto della “conoscenza pura” in questo momento storico sia quello della Fisica Quantistica, non quello della Medicina.

La teoria dei quanti, infatti, permette di corroborare le convinzioni spirituali e perché no, religiose, sotto l’egida di una acquisizione anche scientifica. Quindi, rispetto al passato si tratta di una silenziosa rivoluzione scientifica, un punto di svolta che ha portato tanti scienziati a ribellarsi agli schemi legati alla logica dell’avidità e del guadagno a tutti  costi, quella delle case farmaceutiche.

Come studiosa di terapie non convenzionali non posso fare a meno di notare come, negli ultimi anni, sempre più medici scelgano di ampliare le loro conoscenze verso metodi terapeutici alternativi, meno invasivi, cercando di acquisire quella visione olistica del paziente che la Biomedicina non ha e che, invece, è caratteristica delle medicine “tradizionali”.

Tutto ciò, nonostante le multinazionali case farmaceutiche si diano tanto da fare per brevettare continuamente nuove molecole per creare sempre nuovi farmaci da immettere in un mercato già saturo.

La scienza medica infatti, a differenza di altre discipline, come la fisica o la biologia avanzata, è ancora a livelli estremamente elementari di conoscenza proprio perché frenata dalla sua stessa avidità.

E’ impossibile (e piuttosto triste) pensare che una vera evoluzione nella medicina possa essere affidata solo alla sintesi di nuovi farmaci. Tanto più perché la ricerca medica è controllata dalle lobby farmaceutiche e quindi da logiche di profitto.

La Biomedicina, attraverso la farmacologia, interviene solo su UNA delle componenti dell’ essere umano: quella che si evince attraverso reazioni chimiche (e che consente i maggiori profitti dalla vendita dei farmaci e dei brevetti). Ma non è finita qui.

Le case farmaceutiche da una parte impongono l’enfasi sull’aspetto chimico che produce ricchezze smisurate, dall’altra boicottano qualunque approccio terapeutico diverso, facendo credere alle persone che si tratta di approcci poco o per nulla scientifici, perché potrebbero compromettere i loro profitti.

Il limite, quindi, della Medicina contemporanea, è quello di aver creato un abnorme paradosso: da un lato dovrebbe ambire alla sconfitta delle malattie, dall’altro si nutre di queste per arricchirsi!

medico, medicina, business

E se oggi le malattie venissero realmente debellate? La medicina “ufficiale” cadrebbe in miseria? Se oggi si potesse curare realmente il cancro, e non trattarlo solo con dei farmaci killer come la radio e la chemioterapia che producono profitti di miliardi di dollari, cosa farebbero le lobby farmaceutiche e i loro azionisti? Potrebbero ancora detenere il potere che hanno oggi?

Le case farmaceutiche non hanno nessun interesse ad individuare la cura per il cancro o per qualunque altra malattia degenerativa grave, poiché i protocolli di cura per il protrarsi dell’epidemia tumorale e delle malattie degenerative, fruttano centinaia di miliardi di euro.

Ogni anno i profitti del business farmaceutico ammontano in tutto il globo a più di 500 miliardi di euro.

Le case farmaceutiche inventori di malattie

Da un documentario trasmesso su Rai 3 si evince il meccanismo perverso, orientato solo ed esclusivamente al profitto, di cui sono protagoniste le case farmaceutiche: il business non è solo quello di vendere farmaci a chi è malato (i profitti non sarebbero sufficienti), ma soprattutto di vendere farmaci a chi è sano, a partire da piccoli e insignificanti “disturbi” che vengono trasformati dal marketing in vere e proprie malattie da curare (si chiama disease morgering, ovvero commercializzazione di malattie).  A questo proposito Henry Gadsen, Direttore Generale di Merck & Co. ha detto:

Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque.

Basta pensare ad alcune emozioni assolutamente normali trasformate in malattie psichiatriche totalmente inventate come  il disturbo d’ansia sociale o il disturbo disforico premestruale, a cui è collegata la promozione di miracolosi medicinali che non sono altro che piccole varianti del Prozac, oggi non più sotto brevetto e quindi non più remunerativo perché sostituibile da generico. Ma pensiamo anche al “colesterolo alto“, oramai diventato un vero e proprio business per la vendita delle statine, nonostante sia dimostrato che non abbia collegamento con l’incidenza dell’infarto. Sotto il documentario integrale.

Secondo gli ultimi dati diffusi da Federfarma relativi al 2015, in Italia la spesa in farmaci annuale è di bel 425 euro procapite e 24,8 miliardi complessivi, come riportato sotto in un articolo del quotidiano Libero.

spesa per farmaci in Italia

Questi profitti saranno possibili fintanto che le malattie a larga diffusione continueranno ad essere curate con sostanze chimiche che necessitano di brevetto. La vera prevenzione e l’eliminazione delle malattie ridurrebbero i profitti di questo business e quindi non sono interessanti per l’industria farmaceutica. E tutto ciò che può essere usato in alternativa e come prevenzione, terapie naturali con fondamento scientifico, vitamine, nutrienti ecc. sono attivamente combattuti dalla lobby delle case farmaceutiche, perché non sono brevettabili e perché spesso eliminano il problema alla fonte, PREVENGONO l’insorgere della malattia.

E se TUTTI cominciassero a domandarsi quali sono le alternative?

Secondo un articolo de “Il Fatto Quotidiano” riportato sotto, a Bolzano  ci stanno provando con il  progetto dal titolo “farmaco-logico”, un laboratorio su quello che non si dice dei farmaci e sulle alternative naturali più salutari. Ma la domanda è: dove trovare i fondi per promuoverlo in tutta Italia?

Farmaco-logico contro il business dei farmaci

L’ultimo attacco italiano alla medicina naturale

Nel febbraio del 2017 apprendiamo da un articolo de “Il Fatto Quotidiano” (leggi sotto) che il ministro Lorenzin, con un decreto del ministero della Salute approvato in gran fretta durante le feste natalizie, ha messo al bando 37 sostanze naturali. Lo chiamano “provvedimento cautelativo urgente” ma di fatto vietano ai medici di prescrivere e ai farmacisti di utilizzare nei preparati galenici, alcune sostanze tra cui tè verde, aloe, finocchio, guaranà, estratto di patata, buccia di arancia amara, rabarbaro e vitamina B7. Insomma una guerra alla fitoterapia. Ma non a tutta. Questi ingredienti, infatti, sono presenti nei fitofarmaci dimagranti delle grandi aziende, ma in questi casi, nessun divieto!

malattia business italia lorenzin
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La truffa italiana ai danni dei malati di epatite C

Nel marzo 2017 apprendiamo dall’inchiesta de “Le Iene” riportata da un’articolo di Libero (e di altri quotidiani), che i farmaci contro l’epatite C, carissimi in Italia, hanno prezzi molto contenuti in altri paesi come l’India. Per i malati che non rientrano in alcuni parametri, curarsi può costare fino a 75mila euro, mentre la stessa cura, ordinata o acquistata in India, ha un costo di 600 euro. Leggi tutto

epatite-c-italia-india

Big Pharma investe milioni per i medici testimonial

Da un articolo de “Il Fatto Quotidiano” di maggio 2017 apprendiamo che da un monitoraggio delle principali case farmaceutiche, nel 2015, miliardi di euro sono stati spesi da aziende come Sanofi Aventis, Roche, Novartis, Bayer, Ibsa Farmaceutici Italia, Angelini, solo nel nostro paese in quelli che chiamano “trasferimenti di valore”, ovvero investimenti in rimborsi viaggi, convegni e iniziative per medici, strutture sanitarie e associazioni per la promozione dei farmaci. Queste operazioni possono determinare rincari nel prezzo dei farmaci anche del 1500%, come nel caso della Aspen, per i farmaci oncologici. Leggi tutto.

AIFA: ora paghi anche l’aria che respiri

Da un articolo de Il Fatto Quotidiano apprendiamo che l’AIFA, Agenzia per il farmaco, dal gennaio 2018 ha previsto il divieto, per le aziende che producono gas medicinali, di riempire le bombole di terzi. Significa che se fino adesso farmacie, ospedali, case di cura e ambulanze potevano farsi riempire le bombole di loro proprietà, pagando solo l’ossigeno, ora dovranno noleggiare le bombole. Da una prima stima si potrebbero sfiorare i 5 milioni di euro annui di costi aggiuntivi per i pazienti e lo Stato. Leggi tutto.

Gli Italiani si indebitano per curarsi

Secondo uno studio di Facile.it e Prestiti.it riportato dal settimanale “Il Tempo”, sono moltissimi gli italiani che, per evitare di rimandare spese legate alla propria salute, sono ricorsi ad un prestito personale per un valore complessivo stimato di oltre 400 milioni di euro erogati. Leggi tutto l’articolo

Malattia e business in Italia

Il 62% degli oncologi sono pagati dalle case farmaceutiche

Secondo un’ indagine Cipomo (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri)pubblicata sul British Medical Journal e riportata, in Italia dall’Ansa, il 62% dei medici oncologi ha dichiarato pagamenti diretti da parte dell’industria farmaceutica negli ultimi 3 anni. Non solo: il 68% pensa che la maggioranza degli oncologi italiani abbia un conflitto di interesse con l’industria e l’82% riferisce che la maggior parte della propria educazione oncologica è supportata dall’industria. Cipomo sottolinea che c’è un conflitto di interessi è reale per gli oncologi e che “è pericoloso per la qualità dell’assistenza medica”. Leggi tutto


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Malattia: un business da 500 miliardi

Un pensiero su “Malattia: un business da 500 miliardi

  • 20 agosto 2013 alle 04:23
    Permalink

    Ciao,ho letto questo articolo e mi piace tanto.Ieri ho fatto il taglio cesareo e stanotte,anche se non avevo dolori e stavo bene,l’infermiera mi fa obligato a prendere 2 belle pastiglie di tachipirina.Io per “buona pace” ho fatto finta di assumer la (me le metteva lei in boca) ma dopo le ho sputate in un fazzoletto e poi ho fatto una ricerca(attraverso l’iPhone ) sulla tachipirina.
    È vero,il pediatra,per la mia piccola che adesso è a casa col papà aveva consigliato la tachipirina se la mia piccolina poteva avere la febbre.Mi ricordo 2 anni fa,dopo averli fatto il vaccino,il pediatra mi ha detto di passare in farmacia e prendere la tachipirina per averla SEMPRE in casa per qualsiasi problema della piccola.
    Mio marito si è arrabbiato e mi ha detto che non compra la tachipirina perché per come sa lui è pericolosa per i grandi e anche per i più piccoli.
    Quindi mia figlia che adesso ha quasi 2 anni nn la mai presa.
    Ma se non fosse stato mio marito ad impedir melo io l’avrei comprata.
    La cosa più bruta e che leggo forum dove le mammine danno della tachipirina ai loro neonati senza pensare agli effetti collaterali.
    Vi sembra giusto????!!!…:(

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