Come affrontare una diagnosi di ipotiroidismo o ipertiroidismo senza ricorrere subito ai farmaci. Ovvero evitiamo che la nostra tiroide diventi un altro bersaglio delle case farmaceutiche.

Tiroide

La tiroide potremmo definirla “ il termostato del metabolismo”. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un crescente incremento di patologie legate al mal funzionamento di questa ghiandola.

La tiroide regola i processi metabolici ed è molto sensibile sia alla qualità dell’alimentazione, sia agli stati emotivi. Per questo motivo, prima di cominciare trattamenti farmacologici, o anche durante la somministrazione di farmaci, andrebbero controllati sia lo stato nutrizionale, verificando eventuali carenze, che il vissuto emotivo di quel momento storico della persona.

La tiroide è nodulare, per sua costituzione, e se è pur vero che vanno tenuti sotto controllo i noduli, se la tiroide produce normalmente i suoi ormoni, non è da ritenersi malata per la presenza di qualche noduletto normalissimo, o per una maggiore produzione di TSH (ormone che stimola la tiroide) da parte dell’ipofisi. Questo è un caso chiamato in medicina “ipotiroidismo subclinico”.

Se ti viene diagnosticato un ipotiroidismo subclinico

L’ ipotiroidismo subclinico” è un ipotiroidismo solo potenziale, in quanto la tiroide funziona normalmente rilasciando i suoi ormoni ma l’ipofisi produce più TSH per “stimolare il lavoro” della tiroide che svolge fino a quel momento bene il suo compito. Molti endocrinologi, però, ritengono che se l’ipofisi ha bisogno di richiamare all’ordine la tiroide, significa che quest’ultima dev’essere malata. Tuttavia non è affatto detto che sia così. Infatti tra i due eventi non sempre esiste una vera reale connessione. Facciamo qualche esempio

  1. potrebbe verificarsi che il TSH non sia del tutto attivo sui recettori proteici tiroidei
  2. i recettori proteici tiroidei potrebbero essere temporaneamente mal funzionanti per un deficit da nutrizione incompleta o da stress emotivi di varia natura
  3. Quel valore di TSH potrebbe essere del tutto normale per quello specifico individuo, (essendo noi tutti diversi gli uni dagli altri),
  4. Oppure potrebbe essere normale quel valore per lui in quel particolare momento storico della sua vita perché il suo corpo ha bisogno di produrre più THS.

Invece molti medici, a mio avviso, interpretano”ottusamente” certi valori e si affrettano a mettere in “cura” subito questi “ casi” con l’ormone sintetico” per riportare a livelli più bassi l’increzione di TSH da parte dell’ipofisi. Dopo un iniziale calo dei valori ipofisari dovuti alla somministrazione dall’esterno dell’ormone tiroideo sintetico, che succede? Che spesso c’è di nuovo un picco di innalzamento di quell’ormone, il TSH, che si voleva tenere “ a bada”.

A questo punto il medico, invece di valutare questo evento come una risposta organica atta a ripristinare una funzionalità naturale normale, senza quindi aiuti dall’esterno (vedi Eutirox), è convinto che il “ caso” stia peggiorando, e di conseguenza, come da protocollo medico (ottuso, appunto), aumenta il dosaggio dell’ormone sintetico, contrastando una chiara volontà organica di ripristinare l’ordine perduto.

Insomma, invece di incoraggiare la rinascita funzionale aiutando l’organismo a ripristinare i suoi ritmi naturali, si ha la presunzione di doverlo curare ad ogni costo senza dare il tempo al paziente di capire il perché di quello che accade nel corpo. Il paziente, dal canto suo, accetta passivamente la sentenza che la sua tiroide è morta per sempre e si celebra il suo funerale a suon di farmaci che andranno presi tutta la vita.

Molto più interessante sarebbe andare un po’ più a fondo ed indagare sull’assetto ormonale, effettuando i dosaggi di un ormone ormai stranamente “caduto in disgrazia” per la medicina corrente, prodotto dall’ipotalamo, e cioè il TRH (ormone per il rilascio della tireotropina) che è quello che va a stimolare il rilascio del TSH dall’ipofisi. Il dosaggio di quest’ormone, o la sua somministrazione, a volte fanno luce sui tipi di risposta sia dell’ipofisi che della tiroide senza contare che il TRH è responsabile anche della produzione di prolattina, (ormone di elezione delle mamme che allattano), che, se in eccesso, soprattutto nei maschi, può causare effetti metabolici negativi.

Perché “ mettere a riposo” la tiroide? Far riposare la tiroide ha senso solo per indurre la resa funzionale a vantaggio di un protocollo di assunzione di un farmaco che promuoverà, guarda caso, una pericolosa dipendenza a vita.

Quando si somministra un ormone dall’esterno, l’organismo smette di produrlo tanto meno quanto più è elevato il dosaggio di quello sintetico. Ma l’ormone naturale è, non solo più efficace, ma viene secreto a seconda delle esigenze organiche che variano da soggetto a soggetto e a seconda dei momenti. L’ormone sintetico, invece, viene dato ad un dosaggio standard e quindi è sempre uguale: come può rispondere adeguatamente ad una richiesta fisiologica dell’organismo?

Tiroide e sovrappeso

Il concetto non è molto diverso per chi è in sovrappeso: spesso vengono prescritti ormoni tiroidei nella speranza di accelerare il metabolismo e favorire il dimagramento in soggetti che già soffrono di sindrome metabolica grave e conseguente infiammazione cronica persistente, con il risultato di appiattirgli completamente il metabolismo. Il perché è facile da capire: l’ormone sintetico non va a compensare la reale carenza di quello naturale, come nei casi di vero ipotiroidismo, ma lo sostituisce creando un effetto ancor più deleterio. I sintomi di sovradosaggio di ormone tiroideo sono tachicardia, insonnia, acidità gastrica ma non è detto che questi disagi si palesino anche in caso di alterazione fisiologica.

Se ti viene diagnosticata una tiroidite

Le tiroiditi sono dovute ad anticorpi che attaccano i tessuti della propria tiroide (effetto autoimmune). Anche in questo caso i medici usano “mettere a riposo” la tiroide del paziente. Non ci si domanda quale fattore scatenante può esserci alla base di tale disastro: i fenomeni autoimmuni insorgono spesso dopo stress psicofisici molto intensi e spesso prolungati. Il corpo resiste finché non ne può più, così nelle tiroiditi come pure nell’ipertiroidismo, il corpo risponde, nel primo caso attaccando la tiroide, nel secondo caso con una eccessiva produzione di ormoni tiroidei che accelerano il metabolismo in modo parossistico. Passata la fase critica, quando ha la possibilità di una presa di coscienza esistenziale, l’organismo, aiutato anche da un’ alimentazione congrua, tende a recuperare in maniera spontanea, senza l’aiuto di farmaci.

Se sei ti viene diagnosticato un ipotiroidismo

Per i casi di reale ipotiroidismo, ovvero, con scarsa produzione di TF3 e TF4 (triiodotironina e tiroxina) che porta un rallentamento del metabolismo, si può provare a verificare, prima di dare terapie farmacologiche, se, con uno stile di vita diverso, la tiroide riesce a riprendere la sua naturale funzionalità.

Anche in questi casi, alimentazione incongrua e tensioni emotive prolungate, ma pure traumi emotivi improvvisi mal elaborati, possono causare questo tipo di alterazioni della tiroide.

So, attraverso i miei studi, di molti “ casi” che, per indolenza o scetticismo non hanno seguito le prescrizioni mediche: controlli a distanza hanno stabilito che le alterazioni che avevano in precedenza erano rientrate nella normalità semplicemente perché, passato il momento negativo, il loro sistema di guarigione aveva riportato l’organismo in equilibrio. Un fenomeno che si verifica spesso, soprattutto in individui con un grado di consapevolezza del proprio “se” piuttosto elevato. Se avessero preso i farmaci sarebbero guariti con altrettanta sollecitudine? Io non lo credo.

In ogni caso, sicuramente vanno verificati i “ casi” uno ad uno, cercando di ridurre gradualmente i farmaci e controllando, con ecografie e indagini ematiche se l’organismo tende a risolvere da sé le alterazioni.

Naturalmente è imprescindibile, per aiutare il sistema di guarigione, un’ introspezione del proprio vissuto emotivo e una nutrizione adeguata e completa, per sottrarsi al rischio di rimanere bloccati in una situazione disfunzionale.


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3 pensieri su “Tiroide: istruzioni per l’uso

  • 23 dicembre 2015 alle 13:08
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    Codesto articolo è senza dubbio scritto bene, nello stesso modo in cui tutto il il blog generalmente.
    Sono un vostro lettore, ottimo lavoro.

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  • 26 marzo 2017 alle 08:34
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    Quale sarebbe il tipo di alimentazione indicata per questo ipotiroidismo subclinico? Cibi ricchi di iodio oppure ci sono combinazioni alimentari che hanno un’azione di stimolo sulla tiroide? Grazie

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  • 13 marzo 2018 alle 19:16
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    Salve, cosa si potrebbe fare per un ipertiroidismo , sospetto morbo di Basedow, che è ritornato alla ‘carica’ dopo sospensione Propiltiuracile (assunto a medie/basse dosi) per 12 mesi? I disturbi sono ricominciati dopo 5 mesi dalla sospensione…

    Rispondi

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